10.12.09

Xmas Live + Xmas Gift

Il diciannove (19) di dicembre, quindi tra due sabati, suoneremo al Milk con gli Accidia.
Quale occasione migliore per vedersi e farsi gli auguri!?!?

Vi aspettiamo, mi raccomando.

Per invogliarvi un po' eccovi il regalo di natale, anche se in anticipo:

una perla nascosta di un gruppo fondamentale.



26.11.09

Never get tired of breakfast.

Io di solito mangio due fette di pane, burro e marmellata di more + caffè.
Ma c'è ne per tutti i gusti, QUI. E ci siamo anche NOI (di nuovo!).

Alè!

30.10.09

Number two: (not) everything is possible.

Per numero due s'intende la seconda prova discografica di una band. Prendiamone una che ha fatto uscire un disco nel, mettiamo, 2007. Disco recensito in complesso molto positivamente, oggetto di discussione qui e li, fa parlare della band, la quale corona il successo suonando in giro e raccogliendo anche i consensi dei moderati. Finita la giostra, segue un periodo di pausa più o meno lungo che termina con il rientro in studio della band.
E così siamo arrivati alla prova numero due. Che non è mai come il fatidico terzo disco, che secondo molti è la prova del nove. Al numero due si può fare più o meno qualsiasi cosa, si può cambiare tutto, si può ripetere gli stessi ingredienti, oppure si può, vedi la maggior parte dei casi, operare una via di mezzo. Tre esempi.
Uno. A Place To Bury Strangers - Exploding Head.
Non cambia molto in questo disco, rispetto al precedente. Solo che il precedente era il primo, quindi poteva osare di più senza preoccuparsi di paragoni o raffronti. Era infatti molto più grezzo e sporco, non che questo sia sempre un bene, tuttavia lo è per il discorso degli APTBS. Insomma: quello che c'è di nuovo in questo lavoro non è molto ed è poco convincente, quello che c'è di vecchio non è valido come nell'album precedente; l'esempio perfetto è il singolo, "In Your Heart". Non stiamo parlando di un brutto disco, ma di un disco per cui, alla fine dei conti, non vale la pena spendere quindici euro. Meglio, a questo punto, prendersi sia il cd che il vinile del precedente.
Due. Twilight Sad - Forget The Night Ahead.
Per i Twilight Sad vale più o meno lo stesso discorso, ma in senso invertito. Quello che c'era di buono nel precedente "14 Autumns & 15 Winters" è rimasto elemento costitutivo del disco, se vogliamo anche più maturo. A questo si aggiungono delle dinamiche più tirate, d'ispirazione post-punk, che reggono bene il paragone con le precedenti (che comunque erano tutt'altro che tranquille) e per contrasto pezzi senza neanche il minimo accenno di basso e batteria di grande effetto. Ci sono i singoli, convincenti ma di certo non i momenti migliori del disco. C'è una perla come "That Room" che non si sa bene dove collocare: i Sigur Ros di Takk sono un inizio, ma stiamo parlando della punta dell'iceberg. Un muro di chitarre noise che cresce fino a diventare sovrastante, senza che neanche ce ne si renda conto fino a quando, di colpo, a venti secondi dalla fine restano in campo solo basso, batteria e un arpeggio leggero come una piuma. E subito dopo "That Birthday Present" che è più o meno "il pezzo stile green day" dei ragazzi scozzesi (se i green day potessero mai essere presi come termine di paragone). E subito dopo "Floorboards Under The Bed", e si ricade in un mare di tristezza distillata goccia per goccia. E avanti così, fino alla fine. Un disco ottimo, legato con un doppio filo rosso al precedente ma che se ne distacca esattamente nei momenti in cui si sente bisogno di novità. Approvatissimo.
Tre. Fuck Buttons - Tarot Sport
Non sono ancora convinto al cento per cento che questo disco mi piaccia. Il precedente era uno spettacolo, e ora questo. Al primo ascolto mi sono fermato dopo i primi tre pezzi, l'ho sentito tutto solo al quinto ascolto, al decimo mi è piaciuto più del precedente. Se "Street Horrrsing" era il lato oscuro della band, questo è il lato luminoso. Ma esattamente come nel primo c'erano fari di luce nell'oscurità (vedi "Bright Tomorrow") qui ci sono momenti in cui il sole viene coperto dalle nubi ("Phantom Limb"). "Tarot Sport" è un disco che cambia sostanzialmente le carte in tavola, anche se a un ascolto disattento può non sembrare. Paradossalmente, la direzione che prende questo lavoro sembra la conseguenza più ovvia e naturale del precedente, ma ovviamente questo ragionamento funziona solo se fatto a posteriori: voi l'avreste immaginato un disco del genere prima di ascoltarlo?

Le conclusioni del discorso sono i dischi stessi, direi.
Siete d'accordo?

21.10.09

An Evening At The Movies. 1/ Inglorious Basterds



Per inaugurare questa still-rubrica nuova fiammante serviva il film giusto. Serviva un film su cui si poteva discutere e tramite cui si poteva insultare altra gente; più o meno quello che fa Sgarbi in televisone, magari. Ma non necessariamente, direi che doveva semplicemente trattarsi di un film apprezzato da alcuni e criticato da altri.
Io, dopo essermelo visto al cinema tre volte e aver raccolto una giusta dose di pareri contrastanti direi che sono pronto a scriverci sopra.
Seconda guerra mondiale, Francia. Tarantino narra le vicende di un reparto speciale composto da ebrei americani che seminano il terrore tra le fila naziste, riscrivendo la storia secondo i crismi tipici del suo cinema. Dialoghi dilatati al limite del logorroico, colonna sonora classical-western (quantomai illuminante ed evocativa), divisione in capitoli del film, alternarsi di comicità nera e violenza (gratuita?) di forte impatto.
Tutto questo. E molto di più.
A partire dal cast: dal Brad Pitt che ricama sul tenente Aldo Raine, stereotipandolo con stile, a Eli Roth, decisamente meglio in veste di attore che in quella traballante di regista horror/trash di ultima generazione alla fantastica Mélanie Laurent che incarna perfettamente il "volto della vendetta ebrea". Ma la vera sorpresa sono gli attori tedesci: Til Schweiger, di solito attore da action movie evitabili (vedi King Arthur, Tomb Raider) si riscopre nel ruolo del duro comicizzato, e calza alla perfezione. Altro esempi sono Michael Fassbender che paradossalmente interpreta un inglese che si finge tedesco ma desta sospetti per l'accento improponibile e Daniel Bruhl, già promettente in Goodbye Lenin.
Volutamente ho tenuto per ultimo Christoph Waltz, aka il colonnello delle ss Hans Landa. A lui va il primato per aver confezionato un'interpretazione di altissimo livello, oltre ad essere la sorpresa più gradita del film.
Mio dovere citare anche la presenza di un insospettabile Mike Myers (vi ricordate di Austin Powers?) nel ruolo del generale britannico Ed Fenech (!!).
Punto secondo: la regia. Tarantino rispolvera le sue armi migliori, e invece che metterle in mostra con una buona dose di autocompiacimento come già in Kill Bill o Grindhouse le camuffa sotto un velo di innovazione dovuto all'ambientazione insolita ma ritratta senza sbavature, all'uso sorprendentemente efficace di quattro lingue e sottotitoli per tre quarti del film e a una comicità più marcata del solito che fa risaltare le scene pulp in classico stile tarantino. Vi sono inoltre almeno un paio di scene (la discussione "animata" nella taverna e la scena metateatrale del cinema in fiamme) che ci consegnano un regista in stato di grazia, al di là delle sue tipiche etichette in questo caso superflue e capace di creare atmosfere mozzafiato.

In conclusione: sette su dieci. Non il miglior film di Tarantino ma sicuramente il migliore cronologicamente successivo a Pulp Fiction, fuori dalle coordinate tipiche del suo cinema e inoltre sintomo di un possibile capolavoro in futuro, prossimo o remoto che sia.
Ah, dimenticavo. DA VEDERE IN LINGUA ORIGINALE.

m.