Sono un po' in ritardo sulla tabella di marcia, ma comunque.
Carla Bozulich è uno di quei personaggi destinati a portarsi dietro sempre e comunque il peso della loro fama. Dico "peso" perchè venire paragonata a un primo Nick Cave per lo stile sciamanico con cui si presenta sul palco significa essere rappresentanti del filone più scuro di quel blues-noise-dark che caratterizza i suoi lavori da solista (più di ogni altro "evangelista") così come le sonorità degli Evangelista (si, non sono solo un disco ma anche una band) su "Hello Voyager", non proprio il genere di musica che si può fare toccando solo corde superficiali con leggerezza.
Fatta la premessa, non si può dire che la Bozulich non sia all'altezza della sua fama. Lei chitarra e voce, accompagnata (solo) da un violoncello, il cui contributo è stato tanto stupefacente quanto quella della protagonista.
Il duo passa da momenti scarni e rumorosi, caos ancestrale ruvido come la pelle di uno squalo a pezzi più schiettamente cantautoriali. Le vere perle sono però state le canzoni a metà tra i due poli suddetti, in cui la voce straziata e straziante si scontrava con le sferzate nervose del cello e della chitarra mettendo in piedi architetture scurissime e ipnotiche in un susseguirsi di crescendo, minimalismi, cantilene angoscianti dall'animo blues e noise incontrollati.
E così, senza accorgersene neanche il concerto arriva alla fine, e dopo un bis a richiesta unanime la cantante americana ritorna sul palco chiedendo scusa per non avere più canzoni, ridacchiando.
Tutti a casa quindi, e direi che ha dato tutto quello che doveva dare, senza farci mancare niente.
Chapeau.
ms
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17.6.09
6.6.09
An Evening At The Concerts. 7/ Nadja
I Nadja sono Aidan Baker e Leah Buckareff. L'aggettivo giusto per Baker è instancabile; la sua produzione solo con i suddetti è di sette lp a partire dal 2003, più un numero consistente di ep e split. Poi ci sono collaborazioni varie tra cui per esempio una con il nostrano Netherworld (aka Alessandro Tedeschi), una notevolissima con Tim Hecker e l'ultima in linea cronologica con il canadese Thisquietarmy, con cui tra l'altro ha diviso il palco al Buridda.
Anyway.
Se a uno non piace il genere (ambient/doom/shoegaze) c'è poco da fare, ha ceffato serata. Se invece a uno piace il genere direi che giovedì scorso si sarebbe potuto ritenere pienamente soddisfatto (tranne forse che per i volumi leggermente bassi). Una volta che si comincia a seguire il filo lungo quale si snoda il concerto, viene fuori che non è solo casino, non è solo ambient droneggiato. C'è uno scheletro solido ed elaborato che regge le canzoni, c'è un progetto dietro alle melodie distorte e dilatate che si susseguono in maniera tutt'altro che statica.
Bisogna un attimo impegnarsi, eh. Ma ne vale la pena.
Vi ricordo anche che giovedì prossimo c'è Carla Bozulich (!!!).
Bye bye.
ms
Anyway.
Se a uno non piace il genere (ambient/doom/shoegaze) c'è poco da fare, ha ceffato serata. Se invece a uno piace il genere direi che giovedì scorso si sarebbe potuto ritenere pienamente soddisfatto (tranne forse che per i volumi leggermente bassi). Una volta che si comincia a seguire il filo lungo quale si snoda il concerto, viene fuori che non è solo casino, non è solo ambient droneggiato. C'è uno scheletro solido ed elaborato che regge le canzoni, c'è un progetto dietro alle melodie distorte e dilatate che si susseguono in maniera tutt'altro che statica.
Bisogna un attimo impegnarsi, eh. Ma ne vale la pena.
Vi ricordo anche che giovedì prossimo c'è Carla Bozulich (!!!).
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ms
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20.5.09
eMpTerVista
17.5.09
No compost no party.
E infatti GIOVEDì 21/05 SERA, ORE 21.30 PRECISE AL BURIDDA C'è IL COMPOST PARTY.
Suoniamo noi + KRAMERS + HERMITAGE + ALBERO ROVESCIATO.
Direi che non avete scuse.
Suoniamo noi + KRAMERS + HERMITAGE + ALBERO ROVESCIATO.
Direi che non avete scuse.
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28.11.08
An Evening At The Concerts. 1/ Lento
Non ero affatto convinto di questo concerto. Mi ero lasciato trascinare di buon grado, ma senza aspettarmi miracoli o rivelazioni. Questo per il semplice fatto che sono sempre un po' scettico nei confronti del connubio metal-ambient-postrock. Tuttavia, sono contento di essermi sbagliato, per così dire.
Premettendo che dei Lento avevo sentito solo qualcosina su myspace, quando mi si sono presentati davanti, basso, batteria e tre chitarre mi hanno fatto una discreta impressione.
Dopo il primo pezzo ero già contento di essermi lasciato convincere. E il resto del concerto non ha cambiato di una virgola il mio punto di vista, se non forse in meglio.
Chitarre cattive e decisamente violente di stampo doom si incrociavano con dilatati momenti ambient, con una sezione ritmica alle spalle assolutamente non invasiva (forse anche troppo), che però ha lavorato sempre a pieno regime con un onestissimo risultato. Le tre chitarre si spartivano comodamente i generi: una teneva le ritmiche pestone, l'altra si occupava di melodia e inserti ambient, la terza si divideva i compiti delle precedenti, come l'ago di una bilancia, mettendo l'accento di volta in volta sulla componente metal o su quella post-rock della band, a seconda dell'occasione.
Anche la presenza scenica rispecchiava i rispettivi ruoli dei musicisti, e c'è da dire a loro favore che nonostante l'assenza di un cantante o un musicista preponderante come figura principale nella dinamica del gruppo il risultato è stato egualmente interessante e mai noioso o pesante.
Il lato (solo leggermente) dolente erano i volumi, in generale alti, ma troppo bassi per questo gruppo in particolare, da cui mi aspettavo un fischio continuo nelle orecchie almeno fino al giorno dopo.
Detto tutto questo, ciò che mi viene da affermare sulle basi del concerto e del loro album "Earthen", è che i Lento sono un gruppo più che promettente. E ce ne fossero, in Italia, di gruppi così. Gruppi che propongono un'intelligente continuazione di quel filone di musica che negli anni novanta si definiva come post-rock, e che con la fine del vecchio millennio è esploso, dando origine a una moltitudine di sottogeneri figli che si muovono alla cieca, spaventati e spaesati dall'assenza di punti fissi.
Oltretutto, eloquente risposta alle malelingue che si lamentano costantemente della totale assenza di eventi decenti a Genova.
Tiè.
m.s.
www.myspace.com/lento
Premettendo che dei Lento avevo sentito solo qualcosina su myspace, quando mi si sono presentati davanti, basso, batteria e tre chitarre mi hanno fatto una discreta impressione.
Dopo il primo pezzo ero già contento di essermi lasciato convincere. E il resto del concerto non ha cambiato di una virgola il mio punto di vista, se non forse in meglio.
Chitarre cattive e decisamente violente di stampo doom si incrociavano con dilatati momenti ambient, con una sezione ritmica alle spalle assolutamente non invasiva (forse anche troppo), che però ha lavorato sempre a pieno regime con un onestissimo risultato. Le tre chitarre si spartivano comodamente i generi: una teneva le ritmiche pestone, l'altra si occupava di melodia e inserti ambient, la terza si divideva i compiti delle precedenti, come l'ago di una bilancia, mettendo l'accento di volta in volta sulla componente metal o su quella post-rock della band, a seconda dell'occasione.
Anche la presenza scenica rispecchiava i rispettivi ruoli dei musicisti, e c'è da dire a loro favore che nonostante l'assenza di un cantante o un musicista preponderante come figura principale nella dinamica del gruppo il risultato è stato egualmente interessante e mai noioso o pesante.
Il lato (solo leggermente) dolente erano i volumi, in generale alti, ma troppo bassi per questo gruppo in particolare, da cui mi aspettavo un fischio continuo nelle orecchie almeno fino al giorno dopo.
Detto tutto questo, ciò che mi viene da affermare sulle basi del concerto e del loro album "Earthen", è che i Lento sono un gruppo più che promettente. E ce ne fossero, in Italia, di gruppi così. Gruppi che propongono un'intelligente continuazione di quel filone di musica che negli anni novanta si definiva come post-rock, e che con la fine del vecchio millennio è esploso, dando origine a una moltitudine di sottogeneri figli che si muovono alla cieca, spaventati e spaesati dall'assenza di punti fissi.
Oltretutto, eloquente risposta alle malelingue che si lamentano costantemente della totale assenza di eventi decenti a Genova.
Tiè.
m.s.
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